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Disuguaglianza urbana in America: dimmi dove abiti e ti dirò cosa diventerai

Conversazione con Damien Escobar sulle opportunità a disposizione per i giovani Afro Americani

Quali sono le opportunità di sviluppo per le persone che vivono e crescono nei quartieri più emarginati delle città? E non stiamo parlando di città del cosiddetto terzo mondo. Ma della disuguaglianza dei grandi centri urbani come New York, dove il violinista Damien Escobar è vissuto prima di diventare una celebrità.

Cresciuto nel quartiere Jamaica nel Queens, Damien Escobar è il più giovane studente mai ammesso alla prestigiosa accademia d’arte Julliard. Aveva dieci anni. A tredici si è diplomato in violino, strumento che aveva imparato a suonare durante le lezioni di musica alla scuola elementare.

Sono seguiti anni di successo, soldi, con una rapida discesa quando era ventenne. In sette mesi Escobar perde i milioni di dollari accumulati fino ad allora e rimane senza casa, soldi, lavoro.

Disuguaglianza urbana priva giovani Afro Americani di opportunità

Per alcuni newyorchesi lo stato di precarietà e povertà non è preceduto dal successo, ma da una serie di battaglie perse. Sono battaglie che si combattono sui marciapiedi, nelle scuole, per le strade dei quartieri più emarginati e spesso abitati da afro americani. Da qui la sorpresa per il mondo americano nel vedere che un afro americano eccelle con uno strumento come il violino. Ci dice Damien Escobar:

I programmi scolastici che prevedono l’apprendimento di uno strumento musicale come il violino ora esistono ma solo per le classi medio-alte. Le scuole dei quartieri più poveri non hanno accesso a queste cose, perché diciamoci la verità, nessuno pensa che gli studenti di quelle zone ce la possano fare!

Escobar parla con cognizione di causa. Non abbiamo chiamato a testimoniare un professore o studioso di disuguaglianza urbana ma una fenice che è passata dal punto più alto nella propria carriera; è rimasto bruciato a causa del quartiere in cui abitava; ed è rinato a nuova forma con un album originale chiamato “Boundless“.

Una situazione diffusa. E la soluzione?

La situazione della disuguaglianza urbana americana è diffusa a molti paesi e città seppur per categorie diverse. In altre situazioni gli emarginati a livello urbano sono i migranti ai quali vengono talvolta negati gli affitti perché “diversi“. E che per mancanza di possibilità risiedono nelle zone più povere delle città.

E se le città non avessero “zone più povere”? Non ci auspichiamo un’utopica situazione di ricchezza diffusa quanto di benessere percepito. Non tutte le città devono avere un quartiere in cui si debba aver paura di camminare o dove per certo i residenti non arrivano a fine mese. Le politiche di integrazione dovrebbero essere pensate come politiche di interazione tra tutti i diversi residenti della città.

Questo è solo uno dei consigli che suggeriamo, ma ce ne sono altri. L’importante, come per chi ha una malattia psicologica, è riconoscere il problema e cercare una soluzione per affrontarlo.

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